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Associazione Nova Civitas

L’Associazione NOVA CIVITAS ODV-ETS è nata come associazione culturale nel 2004 a Silvi Marina (TE), successivamente modificata in associazione di volontariato nel 2019.

Fin dall’inizio ha organizzato eventi culturali e informativi su tantissime tematiche, per lo più di carattere sociale.

Con l’aiuto dei soci, e con la preziosissima collaborazione del Consultorio Familiare di Silvi, l’associazione ha creato uno Sportello di Ascolto. Successivamente diventato integrato, grazie alla compartecipazione del Consultorio stesso, della Croce Rossa di Silvi Marina e dell’associazione sportiva Atletica Vomano. In tanti anni di volontariato ha offerto accoglienza e consulenza gratuita di tipo sociale, psicologico e legale.

L’attività è stata possibile anche grazie all’ospitalità fornita dalle Parrocchie Cuore Immacolato di Maria e S. Maria Assunta, nonché dal Comune di Silvi.

Dal 2020 l’associazione svolge un servizio di contrasto alla violenza di genere-domestica, su affidamento dello stesso Comune, e quindi oggi gestisce, sempre a titolo di volontariato, lo Sportello Antiviolenza L’ABBRACCIO. Lo Sportello offre accoglienza da parte di professionisti (assistenti sociali, mediatori familiari e linguistici, psicologi, avvocati, educatori professionali) e consulenza legale e psicologica.

L’associazione è sempre stata particolarmente sensibile al tema della prevenzione e fornisce informativa professionale su tutte le tematiche riguardanti la persona, la coppia, la famiglia, aspirando a diventare un punto di riferimento territoriale a cui il cittadino, in tutta tranquillità e nel rispetto della privacy, potrà rivolgersi in momenti di difficoltà o, semplicemente, per approfondire il proprio bagaglio culturale.

Lo Staff

Luigia Corneli

Fondatrice e Presidente dell’associazione Nova Civitas ODV-ETS di Silvi Marina. È avvocato cassazionista del Foro di Teramo, nonché mediatore civile e commerciale. Esercita la professione a Pineto nel campo del Diritto Civile e in particolare nell’ambito del Diritto di Famiglia. È anche mediatore familiare sistemico, avendo conseguito il master presso l'ISCRA, l'istituto modenese di psicoterapia sistemica e relazionale.

Lucilla Catterini

Vicepresidente dell'associazione. Gestalt counselor professionale Aspic, genitore professionale, facilitatrice di gruppi di supporto per siblings. Si forma in seno alla psicomotricità (Scuola CISERPP); ha seguito seminari come educatrice presso l’Associazione Italiana Persone Down a Roma. Si è specializzata con Don Meyer e Kathe Strohm presso la Fondazione Paideia di Torino per il Sibling Support Project. Ha ideato e diretto un progetto di educazione all’autonomia per adolescenti con sindrome di Down.

Francesca Italiani

Volontaria. Assistente sociale e Specialista in Management delle Politiche e dei Servizi sociali. Da diversi anni lavora in ambito socio-sanitario. Ha svolto attività di Tutorato durante il Corso di laurea Magistrale presso l’Università di Chieti “G. D’Annunzio”. Ha partecipato al progetto di Servizio civile “Disabilitando” nel 2012. Nel 2017 è stato membro effettivo della I° C.P.O.- Commissione Comunale per le pari opportunità tra uomo e donna del Comune di Pineto (Te).

Mariapia Canù

Volontaria. Laureata in pedagogia con 100 e lode, ha discusso una tesi in pedagogia generale dal titolo “Uomini che odiano le donne“. Attualmente è impiegata presso la Fondazione Papa Paolo VI in un progetto sperimentale che prevede l’intervento precoce ed intensivo sull’autismo.

Erica Di Sante

Volontaria. Laureata in Servizio Sociale presso l’Università degli studi “ G. d’Annunzio ” di Chieti-Pescara e successivamente iscritta all’Ordine degli Assistenti Sociali della Regione Abruzzo. Nel 2013 consegue la laurea specialistica in Management delle Politiche e dei Servizi Sociali. Nel 2020 consegue il master di primo livello in Mediazione Familiare. Dal 2014 Volontaria del Soccorso presso la Croce Rossa Italiana.

Maria Angela De Luca

Volontaria. Avvocato e mediatrice familiare, laureata in Giurisprudenza presso l'Università di Firenze. Attualmente esercita sia nel campo del Diritto Penale, che in quello del Diritto Civile, nell'ambito del Diritto della Famiglia. Iscritta al Foro di Teramo, con studio ad Atri. Nel 2020 ha conseguito il master come Mediatrice Familiare Globale.

Beatrice Di Quinzio

Volontaria. Mediatrice linguistica culturale. Laureata in Mediazione Linguistica e Comunicazione Interculturale ha conseguito la Laurea Magistrale in Lingue, Letterature e Culture Moderne presso l’Università degli Studi “G. d’Annunzio” Chieti-Pescara. Ha svolto attività di volontariato come mediatrice linguistica culturale dal 2014 al 2015  presso lo Sportello di Supporto Integrato dell’Istituto Comprensivo G. Pascoli di Silvi, dal 2014 al 2017 presso lo Sportello Rosa Integrato del Comune di Silvi e dal 2020 ad oggi presso lo sportello di contrasto alla violenza di genere /domestica “L’abbraccio” dell’ASSOCIAZIONE “NOVA CIVITAS ODV-ETS” di Silvi Marina.

Silvia Leonzi

Volontaria. Laureata in Psicologia Clinica nel 2007. Iscritta all’Ordine degli Psicologi della Regione Abruzzo. Specializzata in Psicoterapia cognitivo-comportamentale alla SPC di Ancona. Da oltre 10 anni lavora con adulti e adolescenti e si occupa di diagnosi, clinica e trattamento dei disturbi mentali e delle diverse forme di disagio psicologico. Psicologa per Progetti di “Dimissioni Protette” in collaborazione col CSM-Pescara e Villa Serena per pazienti psichiatrici. Si è interessata al tema della violenza fin dagli anni della sua formazione, nel centro diagnostico-terapeutico per la tutela dei minori e la cura della crisi familiare “Il Piccolo Principe”. Effettua consulenze psicologiche e psicoterapia all’interno di un poliambulatorio e in uno studio di medicina di base.

La Sede

La sede dell’Associazione si trova in via Piave, 5, a Silvi Marina, in provincia di Teramo. Questa è la fucina dove tutto lo staff si dedica all’assistenza delle persone vittime di violenza domestica, attraverso l’ascolto, le consulenze (psicologiche o legali) e le iniziative. Inoltre, all’interno della sede è stato allestito un corner dedicato ai bambini, per permettere alle mamme che hanno bisogno di un aiuto di poter portare i propri figli con se. Ammettere di aver bisogno di un aiuto non è facile, denunciare una violenza lo è ancora meno, per questo lo sportello L’abbraccio cerca di rendere la propria sede sempre accogliente e funzionale, con lo scopo di rendere meno difficoltosi i passi verso la libertà.

Servizi

Lo Sportello Antiviolenza L’abbraccio, sito a Silvi Marina, in via Piave 5, offre accoglienza da parte di professionisti (assistenti sociali, mediatori familiari e linguistici, psicologi, avvocati, educatori professionali) e consulenza legale e psicologica. È possibile recarsi presso la sede nelle giornate di lunedì e giovedì, dalle ore 15:30 alle 17:30, previo appuntamento telefonico al numero +39 379 168 50 58.

Ascolto

Il primo passo verso il sostegno alle vittime di violenza (sessuale, fisica/psicologica, domestica) riguarda l’accoglienza e, soprattutto, l’ascolto. Tutte le figure professionali che compongono lo staff de L’abbraccio garantiscono l’anonimato ed il segreto professionale.

Consulenza psicologica

Attraverso colloqui con una psicoterapeuta, per aprire uno spazio di relazione in cui sia possibile esprimere i propri vissuti, raccontare e leggere dal suo punto di vista l’esperienza di violenza subita, ricostruire stima e fiducia in se stessa e costruire insieme un percorso personale di uscita dalla violenza.

Assistenza Legale

È quanto sancito dalla Corte costituzionale italiana l’11 gennaio 2021. L’obiettivo è quello di sostenere tutte le vittime di qualsiasi reato di violenza, a prescindere dalla situazione economica, e incentivare le denunce. Lo Sportello offre un aiuto completo per accedere al gratuito patrocinio.

Colloqui Informativi

Un servizio molto importante che L’abbraccio offre riguarda l’organizzazione di colloqui strutturati per informare, sostenere la persona verso un percorso di uscita dalla violenza, in collaborazione, se necessario, con il Centro Antiviolenza La Fenice di Teramo.

Quanta strada dobbiamo ancora percorrere per raggiungere un vero rispetto?

Sono tuttora troppi i pregiudizi in una società che continua a dividere il mondo in uomini e donne-oggetto e dove invece l’approccio alla sessualità dovrebbe essere basato sul consenso. La legge oggi, non tutela le donne vittime di violenza che devono giustificare di non essersi sottratte all’abuso.
Noi donne, in primis, dobbiamo raggiungere la posizione di soggetti che sanno decidere, scegliere come vivere i loro desideri , svincolandosi dall’essere oggetti di desiderio.

Amnesty International Italia ha sposato, dallo scorso anno, la campagna #iolochiedo. Una nuova battaglia che chiede una legge in cui si stabilisca che: “Il sesso senza consenso è stupro”, è un concetto semplice, che dovrebbe mettere d’accordo tutti. Purtroppo non è così. In Italia il codice penale fa riferimento ad una definizione di stupro basata esclusivamente sull’uso della violenza, della forza, della minaccia di uso della forza o della coercizione. Senza alcun riferimento al principio del consenso, così come previsto dall’articolo 36 della Convenzione di Istanbul, ratificata dal nostro paese nel 2014.

L’introduzione del principio del consenso nella nostra legislazione contribuirebbe a garantire il pieno accesso alla giustizia alle vittime di violenza sessuale. Chiediamo l’adeguamento della nostra legislazione e una forte spinta ad un cambiamento culturale perché sia chiaro che il sesso senza consenso è uno stupro. (citato dalla pagina internet https://www.amnesty.it/campagne/iolochiedo/).

E si parla anche di molestie, di attenzioni non gradite e non richieste, a partire da chi si sente in diritto di toccarti con una mano o di fare apprezzamenti alla tua fisicità. Sarà meraviglioso il momento in cui un “no” significherà “no” ed un “sì” sarà realmente un “sì”, con tutto il piacere di vivere momenti in piena condivisione.

Quanta strada dobbiamo ancora percorrere per raggiungere un vero rispetto?

Sono tuttora troppi i pregiudizi in una società che continua a dividere il mondo in uomini e donne-oggetto e dove invece l’approccio alla sessualità dovrebbe essere basato sul consenso. La legge oggi, non tutela le donne vittime di violenza che devono giustificare di non essersi sottratte all’abuso.
Noi donne, in primis, dobbiamo raggiungere la posizione di soggetti che sanno decidere, scegliere come vivere i loro desideri, svincolandosi dall’essere oggetti di desiderio.

Amnesty International Italia ha sposato, dallo scorso anno, la campagna #iolochiedo. Una nuova battaglia che chiede una legge in cui si stabilisca che: “Il sesso senza consenso è stupro”, è un concetto semplice, che dovrebbe mettere d’accordo tutti. Purtroppo non è così. In Italia il codice penale fa riferimento ad una definizione di stupro basata esclusivamente sull’uso della violenza, della forza, della minaccia di uso della forza o della coercizione. Senza alcun riferimento al principio del consenso, così come previsto dall’articolo 36 della Convenzione di Istanbul, ratificata dal nostro paese nel 2014.

L’introduzione del principio del consenso nella nostra legislazione contribuirebbe a garantire il pieno accesso alla giustizia alle vittime di violenza sessuale. Chiediamo l’adeguamento della nostra legislazione e una forte spinta ad un cambiamento culturale perché sia chiaro che il sesso senza consenso è uno stupro. (citato dalla pagina internet https://www.amnesty.it/campagne/iolochiedo/).

E si parla anche di molestie, di attenzioni non gradite e non richieste, a partire da chi si sente in diritto di toccarti con una mano o di fare apprezzamenti alla tua fisicità. Sarà meraviglioso il momento in cui un “no” significherà “no” ed un “sì” sarà realmente un “sì”, con tutto il piacere di vivere momenti in piena condivisione.

Domande & Risposte

Cosa deve fare lo Stato italiano per attuare la Convenzione di Istanbul secondo il GREVIO?

  • Adottare misure per garantire che la violenza contro le donne sia affrontata in modo globale e integrato e che tali misure siano attuate e monitorate tramite un coordinamento efficace tra autorità nazionali, regionali e locali.
  • Sviluppare soluzioni a lungo termine adeguate per le organizzazioni che gestiscono centri antiviolenza e case rifugio, al fine di assicurare finanziamenti continui per i servizi di protezione e supporto per le donne sopravvissute alla violenza e i/le loro figli/e, semplificando e rendendo più rapida l’erogazione dei finanziamenti.
  • Rafforzare il sostegno alle organizzazioni femminili indipendenti e il loro riconoscimento, e consolidare il quadro istituzionale nazionale e locale per la consultazione e la cooperazione con le associazioni di donne.

Cosa fare per difendermi dalla violenza in caso di emergenza?

In caso di pericolo immediato o di violenza subita rivolgiti alle Forze dell’Ordine, al Pronto Intervento, o a un Centro Antiviolenza. Se non riesci a farlo da sola chiedi a qualcuno di chiamarli per te. Se puoi scappare porta con te i tuoi figli/e e aspetta l’arrivo delle Forze dell’Ordine.

Numeri utili in caso di violenza:

Carabinieri – 112

Polizia di Stato – 113

Emergenza sanitaria – 118

Antiviolenza Donna – 1522

Il numero verde di pubblica utilità del Dipartimento per le Pari Opportunità per l’emersione e il contrasto della violenza intra ed extra familiare a danno delle donne è attivo 24 ore su 24 per tutti i giorni dell’anno, ed accessibile dall’intero territorio nazionale gratuitamente, sia da rete fissa che mobile, con un’accoglienza disponibile nelle lingue italiano, inglese, francese, spagnolo e arabo. Le operatrici telefoniche forniscono una prima risposta ai bisogni delle vittime di violenza di genere e stalking, offrendo informazioni utili e un orientamento verso i servizi socio-sanitari pubblici e privati presenti sul territorio nazionale, come ad esempio i Centri Antiviolenza.

Che cosa devo fare se ho subito percosse e atti violenti?

Hai subito un’aggressione fisica con schiaffi, calci o pugni, sei stata ferita con oggetti contundenti o hai subito ferite da arma da taglio?

Vai al Pronto Soccorso più vicino e fatti rilasciare un referto dal medico di turno. Oppure fatti rilasciare un certificato dal tuo medico di fiducia o da qualsiasi altro medico che accerti e documenti l’accaduto, data ora e circostanze. Sarà una prova scritta molto importante in caso di processo penale in seguito a denuncia della violenza.

Se sei ancora in pericolo chiama le forze dell’ordine, o, in ogni caso, rivolgiti a un Centro antiviolenza, o chiama il numero Antiviolenza Donna – 1522, riceverai aiuto e consigli per decidere come procedere legalmente e come tutelare te e i tuoi figli/e.

Come posso prevenire la violenza? Cosa posso fare per difendermi dalla violenza?

  1. Non sottovalutare mai il rischio che corri, e non giustificare comportamenti violenti in nome dell’amore.
  2. Allontanati dal contesto potenzialmente violento e ricorda di essere prudente.
  3. Condividi la tua storia con le persone di cui ti fidi per tornare ad essere libera di decidere della tua vita.
  4. Raccogli e conserva le prove di minacce o stalking (lettere, biglietti, messaggini telefonici – video e foto minacciose, messaggi su facebook messanger, mail, orari dei pedinamenti, ecc).
  5. Chiedi aiuto ad un Centro antiviolenza. Lì incontrerai donne pronte a sostenerti ed aiutarti ad uscire dal tunnel della violenza. Potrai ricevere un sostegno psicologico e/o una consulenza legale GRATUITA. Non sarai mai più SOLA! Dalla violenza si può uscire, ci sono riuscite migliaia di donne, puoi riuscirci anche tu.

Come dare aiuto concreto a un’amica o conoscente vittima della violenza?

  • Informati sulle caratteristiche e sulle dinamiche della violenza contro le donne. Saperne di più è indispensabile per dare consigli validi.
  • Raccogli i contatti dei Centri antiviolenza presenti sul territorio che possono offrirle risposte adeguate e competenti. Potrebbe essere utile darle un opuscolo o alcuni numeri di telefono di pronto intervento (assicurati che li metta in un posto sicuro).
  • Dalle un sostegno concreto: leggi le informazioni con lei, offriti di accompagnarla in un Centro Antiviolenza la prima volta. Dalle una mano nella gestione delle difficoltà quotidiane, come occuparsi della casa o dei figli/e.
  • Rassicurala: per le donne che hanno difficoltà economiche esiste il patrocinio gratuito.

Come riconoscere una relazione violenta?

FAI IL TEST: “SONO A RISCHIO VIOLENZA?” 

Ripensa alla tua attuale o passata relazione amorosa e rispondi alle domande qui sotto.

Vuole sempre sapere cosa stai facendo, dove ti trovi e con chi stai?

Controlla il tuo telefono o accede al tuo account di facebook, twitter?

Ti impedisce di lavorare e/o studiare, o di coltivare qualche hobby?

Controlla se e come spendi i tuoi soldi, o pretende di gestirli?

Ti insulta, critica sempre i tuoi comportamenti o scredita tutto ciò che fai?

E’ violento fisicamente? Ti ha mai colpito, preso a schiaffi, calci e/o pugni?

Ti impedisce di mantenere i rapporti con i tuoi amici, amiche, colleghi/e di lavoro e/o familiari?

Minaccia di fare del male a te e/o alle persone a te care?

Se hai risposto “si” alla maggior parte delle domande chiama il numero verde 1522, le operatrici ti indicheranno il centro antiviolenza più vicino a cui chiedere informazioni e aiuto o consulta l’elenco dei Centri antiviolenza.

Che cos’è la violenza contro le donne?

La violenza maschile sulle donne assume molteplici forme e modalità, sebbene la violenza fisica sia la più facile da riconoscere. Non esiste un profilo della donna-tipo che subisce violenza. La violenza può coinvolgere tutte le donne.

VIOLENZA FISICA

Comprende l’uso di qualsiasi atto guidato dall’intenzione di fare del male o terrorizzare la vittima. Atti riconducibili alla violenza fisica sono:

  • lancio di oggetti
  • spintonamento
  • schiaffi
  • morsi, calci o pugni
  • colpire o cercare di colpire con un oggetto
  • percosse
  • soffocamento
  • minaccia con arma da fuoco o da taglio
  • uso di arma da fuoco o da taglio

Tali forme ricorrono nei reati di percosse, lesioni personali, violenza privata, violazione di domicilio, sequestro di persona.

VIOLENZA SESSUALE

Comprende l’imposizione di pratiche sessuali indesiderate o di rapporti che facciano male fisicamente e che siano lesivi della dignità, ottenute con minacce di varia natura. L’imposizione di un rapporto sessuale o di un’intimità non desiderata è un atto di umiliazione, di sopraffazione e di soggiogazione, che provoca nella vittima profonde ferite psichiche oltre che fisiche.

VIOLENZA PSICOLOGICA

Racchiude ogni forma di abuso che lede l’identità della donna:

  • attacchi verbali come la derisione, la molestia verbale, l’insulto, la denigrazione, finalizzati a convincere la donna di “non valere nulla”, per meglio tenerla sotto controllo
  • isolare la donna, allontanarla dalle relazioni sociali di supporto o impedirle l’accesso alle risorse economiche e non, in modo da limitare la sua indipendenza
  • gelosia ed ossessività: controllo eccessivo, accuse ripetute di infedeltà e controllo delle sue frequentazioni
  • minacce verbali di abuso, aggressione o tortura nei confronti della donna e/o la sua famiglia, i figli, gli amici
  • minacce ripetute di abbandono, divorzio, inizio di un’altra relazione se la donna non soddisfa determinate richieste
  • danneggiamento o distruzione degli oggetti di proprietà della donna
  • violenza sugli animali cari alla donna e/o ai suoi figli/e

È importante ricordare che nei momenti di rabbia tutti possiamo usare parole provocatorie, oltraggiose o sprezzanti, possiamo agire comportamenti fuori luogo ma di solito seguiti da rimorsi e pentimenti. Nella violenza psicologica invece non si tratta di un impeto d’ira momentaneo ma di un tormento costante e intenzionale con l’obiettivo i sottomettere l’altro/a e mantenere il proprio potere e controllo.

VIOLENZA ECONOMICA

Spesso tale violenza è difficile da registrare come una forma di violenza. Può sembrare normale e scontato che la gestione delle finanze familiari spetti all’uomo. Si definisce violenza economica:

  • limitare o negare l’accesso alle finanze familiari
  • occultare la situazione patrimoniale e le disponibilità finanziarie della famiglia
  • vietare, ostacolare o boicottare il lavoro fuori casa della donna
  • non adempiere ai doveri di mantenimento stabiliti dalla legge
  • sfruttare la donna come forza lavoro nell’azienda familiare o in genere senza
  • dare in cambio nessun tipo di retribuzione
  • appropriarsi dei risparmi o dei guadagni del lavoro della donna e usarli a proprio vantaggio
  • attuare ogni forma di tutela giuridica ad esclusivo vantaggio personale e a danno della donna (per esempio l’intestazione di immobili).

Tale forma di controllo diretto, che limita e/o impedisce l’indipendenza economica della donna, spesso non permette la sottrazione da una relazione distruttiva di maltrattamento.

Come posso affrontare le spese legali in caso di violenza, se non ho un reddito?

LE DONNE VITTIME DI VIOLENZA IN DIFFICOLTÀ ECONOMICHE POSSO ACCEDERE ALL’ASSISTENZA LEGALE SENZA COSTI ATTRAVERSO IL GRATUITO PATROCINIO 

Non farti spaventare da questo aspetto. Rivolgiti subito a un Centro Antiviolenza, per avere consigli legali e supporto. Grazie all’aiuto delle donne che ti accoglieranno, potrai avere tutela qualunque sia la tua situazione.

Se ho subito violenza, che cosa posso decidere di fare dal punto di vista legale?

Davanti a te hai diverse possibilità.

a) Puoi porgere una querela ai danni del tuo aggressore:

E’ possibile denunciare una violenza fino a tre mesi dopo presentandosi presso la Questura o presso la sede più vicina di Carabinieri o della Polizia, con una certificazione medica che attesti l’avvenuta violenza.

b) Puoi decidere di non denunciare ma poter comunque allontanare il partner violento:

Puoi rivolgerti a un legale per chiedere al Tribunale un ordine di protezione civile, ovvero un provvedimento con cui il Giudice può ordinare al tuo aggressore di allontanarsi da casa, di porre fine alle condotte pregiudizievoli che pone in essere nei tuoi confronti, il divieto di avvicinarsi ai luoghi che frequenti o dove lavori.

c) In caso di stalking puoi decidere di non denunciare ma volerti comunque tutelare:

Puoi richiedere al Questore l’ammonimento di chi pone in essere nei tuoi confronti atti persecutori: il Questore, una volta ascoltati i fatti, potrà ammonire lo stalker invitandolo a tenere una condotta conforme alla legge.

Che cosa sono gli stereotipi di genere?

In una visione semplicistica e tradizionalista, esisterebbero specifiche caratteristiche di genere (femminile, e in modo diverso anche maschile) attribuibili ad ogni singolo individuo di quel genere. Sono attribuzioni legate a  luoghi comuni che non corrispondono alla realtà. Per esempio, per l’uomo: senso di responsabilità, spirito di iniziativa, coraggio, forza; e per la donna invece: irrazionalità, istinto di conservazione, paura, debolezza… Gli stereotipi di genere impediscono di distinguere la singola persona e le sue caratteristiche da quelle che si ritiene debbano essere le caratteristiche del suo genere. Sono generalizzazioni che per lungo tempo hanno influenzato le aspirazioni delle donne e i comportamenti verso le donne. Ingabbiando l’individualità, limitano la libertà di azione ed espressione in tutte le sue forme, arrivando a anche a fornire giustificazione a violenze psicologiche e maltrattamenti.

Come sostenere un’amica o conoscente vittima di violenza?

Non è semplice affrontare l’argomento se sospetti che una donna sia vittima di violenza:

  • Solleva tu la questione ponendo le domande in modo delicato e senza farle un interrogatorio.
  • Rispetta la sua scelta: se non vuole parlarne dille che se vuole tu ci sei.
  • Ascoltala, prendi sul serio ciò che ti racconta e CREDILE!
  • Aiutala a capire che non ha colpe perché l’unico colpevole della violenza è chi la commette!
  • Aiutala a ricostruire la fiducia in se stessa.
  • Aiutala a tutelare il benessere suo e dei suoi figli/e.
  • Assicurale la massima riservatezza e discrezione.
  • Non giudicarla e evita di imporre consigli su quello che deve fare: sarà lei a decidere!
  • Sostieni le sue decisioni e stai al suo fianco: DIRE BASTA è un atto che richiede tanta FORZA e CORAGGIO.

Centri Antiviolenza

Che cos’è la violenza contro le donne?

I centri antiviolenza sono luoghi in cui si offre consulenza accogliendo le donne che hanno subito violenza. Alla base del lavoro dei Centri c’è una profonda conoscenza delle cause della violenza e delle conseguenze che ha sulle vittime. La violenza alle donne deve essere considerata e analizzata tenendo conto del contesto storico, sociale e politico delle relazioni di genere.

Quando sono nati? Perché?

I Centri Antiviolenza costituiscono la risposta più coordinata e organizzata al fenomeno della violenza contro le donne in Italia, delle quali ne rappresentano diritti e interessi.

Si tratta di realtà relativamente recenti: i primi centri antiviolenza in Italia infatti risalgono agli inizi degli anni ‘90 nei paesi anglosassoni, negli anni ‘80 nel nord Europa. Fino ad allora, le donne vittime di maltrattamenti non avevano luoghi dove rivolgersi per essere ospitate o semplicemente ascoltate e sostenute nei propri diritti. Non c’erano campagne di informazione, tantomeno servizi sui giornali o in televisione; il divorzio era ancora una rarità, oltretutto molto stigmatizzante per le donne che pertanto restavano intrappolate in relazioni violente, senza via di fuga.

La loro origine si collega al movimento di liberazione delle donne degli anni Settanta, sviluppatosi a livello internazionale, e all’intensa attività politica che lo caratterizzava. Le radici del movimento erano stati i gruppi di autocoscienza, nei quali le donne condividevano storie di vita ed esperienze e costruivano l’analisi storico-politica della dominazione maschile e della subordinazione femminile.

Nei gruppi di autocoscienza femminista, il fenomeno della violenza in famiglia da parte del partner emergeva in maniera preponderante ma non bastava: da qui l’idea di istituire case rifugio dove le donne vittime potessero nascondersi e proteggersi per ricominciare una vita libera dalla violenza. Una rivoluzione che sfidava il potere assoluto, secolare e immutabile che gli uomini esercitavano nella famiglia, pilastro e nucleo della società. Le mogli che decidevano di allontanarsi da casa, senza preavviso, per andare a vivere con gruppi di donne in case protette, gestite da sole donne, in realtà attaccavano la struttura della politica sessuale patriarcale.

La celerità con cui le donne attivavano Centri Antiviolenza e Case Rifugio in tutto il mondo è difficile da comprendere al tempo d’oggi in cui l’azione politica è molto indebolita. Dalla nascita della prime Casa delle donne in Italia nel 1989, in meno di un decennio, in Italia, nacquero 70 centri antiviolenza che organizzarono per la prima volta a Ravenna nel 1988 un convegno nazionale dei Centri antiviolenza dalla quale emerse una piattaforma di pratiche politiche condivise.

In tutti questi anni i Centri italiani hanno dibattuto su come creare servizi indipendenti e attenti a rispondere ai bisogni di donne e bambini/e, vittime della violenza maschile, ma soprattutto su come obbligare le istituzioni a mettere al centro della loro agenda politica azioni contro la violenza.

I CENTRI ANTIVIOLENZA IN ITALIA

L’aumentata visibilità politica, istituzionale e culturale delle problematiche legate alla violenza contro le donne e, conseguentemente, il sorgere di tanti nuovi gruppi e associazioni di donne organizzate in centri antiviolenza hanno reso necessario creare un indirizzario nazionale, esigenza nata esattamente 20 anni fa.

A questo scopo la Casa delle donne per non subire violenza (Bologna) ha pubblicato nel 1991 una guida diffusa a livello nazionale Comecitrovi: guida ai luoghi contro la violenza in Italia, ripubblicata aggiornata nel 1996 in occasione del primo convegno nazionale delle Case delle donne e dei Centri Antiviolenza, tenutosi a Marina di Ravenna.

La terza edizione del Comecitrovi è del 2000 e ha ottenuto il riconoscimento del progetto culturale “Bologna 2000 Città Europea della Cultura” che ci ha permesso di creare un primo database per la ricerca dei Centri sul sito web.

Oggi per tramite di tecnologie informatiche più evolute e raffinate abbiamo progettato una mappa interattiva che offre maggiori possibilità esplorative e facilità di aggiornamenti dei dati relativi ai Centri. Abbiamo così offerto alle donne che subiscono violenza, alle istituzioni e alla cittadinanza un servizio che si è dimostrato utile anche nel favorire le relazioni politiche, professionali e culturali tra di noi.

Il nostro Sportello

Lo Sportello Antiviolenza L’abbraccio, sito a Silvi Marina, in via Piave 5, offre accoglienza da parte di professionisti (assistenti sociali, mediatori familiari e linguistici, psicologi, avvocati, educatori professionali) e consulenza legale e psicologica. È possibile recarsi presso la sede nelle giornate di lunedì e giovedì, dalle ore 15:30 alle 17:30, previo appuntamento telefonico al numero +39 379 168 50 58.

Lo Sportello offre accoglienza da parte di professionisti (assistenti sociali, mediatori familiari e linguistici, psicologi, avvocati, educatori professionali) e consulenza legale e psicologica.

L’Associazione è stata, da sempre, particolarmente sensibile al tema della prevenzione e fornisce informativa professionale su tutte le tematiche riguardanti la persona, la coppia, la famiglia, aspirando a diventare un punto di riferimento territoriale a cui il cittadino, in tutta tranquillità e nel rispetto della privacy, potrà rivolgersi in momenti di difficoltà o, semplicemente, per approfondire il proprio bagaglio culturale.

Sostienici

Ogni giorno, attraverso tutti i mezzi di comunicazione, veniamo messi di fronte a nuovi casi di violenza domestica. Una violenza che riguarda principalmente l’universo femminile, ma che riguarda tutto il nucleo familiare. I centri antiviolenza lavorano ogni giorno per fermare, contrastare e prevenire questa piaga. I nostri volontari ascoltano tutte le persone che si rivolgono a noi e le accompagnano passo dopo passo nel percorso di fuoriuscita dalla violenza, per ritrovare autonomia, forza e libertà. Stiamo facendo tanto, ma tanto ancora si può fare e tu puoi aiutarci, la tua azienda insieme a noi può combattere la violenza domestica. Contattaci, ti racconteremo cosa facciamo e come insieme potremo lavorare per dire basta alla violenza contro le donne.

Via Piave, 5 – 64028 – Silvi Marina (TE), Italia

+39 379 168 50 58

info@labbracciocontrolaviolenza.it

Compila il form sottostante per metterti in contatto con la nostra associazione. Tutte le figure professionali che compongono lo staff de L’abbraccio garantiscono l’anonimato ed il segreto professionale. I nostri uffici sono a vostra completa disposizione il Lunedì e il Giovedì, dalle 15:30 alle 17:30.

    Compila il form sottostante per metterti in contatto con la nostra associazione. Tutte le figure professionali che compongono lo staff de L’abbraccio garantiscono l’anonimato ed il segreto professionale. I nostri uffici sono a vostra completa disposizione il Lunedì e il Giovedì, dalle 15:30 alle 17:30.

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